Lunedì, Pillola numero 9

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le storie di silvia

Lezione n.3: non cazzeggiare ai duty free dell’aeroporto

Un solo semplice sguardo di disapprovazione da parte sua e poi mi disse «L’ho aspettata, ma non avevo idea di dove fosse!». Poi non mi rivolse più parola.

Seduta così da un quarto d’ora su quel sedile scomodo rivestito di pelle azzurra, gli altri passeggeri non facevano altro che fissarmi in cagnesco.

Certo, l’inizio di questa vacanza non stava andando nel migliore dei modi possibili, ma non riuscivo a capire perché tutti i passeggeri fossero insorti contro di me e il mio ritardo. Addirittura la signora con la permanente in testa mi aveva anche dato della maleducata, nonostante io, molto amorevolmente, fossi salita in pullman scusandomi per il ritardo; poi, quella bambina malefica e fastidiosa che mi ha accusato davanti a tutti dicendo di avermi visto entrare in un negozio dell’aeroporto a fare shopping! E allora? Sono in vacanza! Che ne sapevo che il pullman stava aspettando me e solo me? Di certo se l’avessi saputo mi sarei affrettata e comunque questo non giustifica nemmeno la signora che mi ha dato della bugiarda e neanche la madre della bambina che mi ha detto che tutti siamo in vacanza e che tutti dobbiamo avere rispetto degli altri. Certo, io sarò stressata, ma la gente su questo pullman non è certo più rilassata di me! Addirittura quella coppia di anziani mi ha detto «Si vergogni, mentire alla sua età!»

Ma come si permettono? Ho solo ritardato trenta minuti e qui mi stanno dando della vecchia megera bugiarda! Sono senza parole e tutto per colpa di quella bambina malefica! Poteva starsene zitta, altro che innocenza infantile!

Ok ritarderanno mezz’ora e allora? Siamo in vacanza mica ci stiamo recando ad una scampagnata dove fra un paio di ore dobbiamo ritornare a casa!

«Signori e Signore» fece la voce del conducente al microfono «Scusate l’inconveniente del ritardo accumulato, ma sono spiacente di avvisarvi che ho appena ricevuto una notizia riguardante la chiusura della strada principale che ci avrebbe condotto al villaggio, a causa di lavori di manutenzione che avrebbero dovuto iniziare, come da fonti ufficiali, alle 22 ore locali. Per questo motivo, il tragitto sarà deviato verso una strada secondaria che ci condurrà a destinazione con un ritardo di circa un’ora e mezzo. Grazie per la pazienza dimostrata … sino adesso».

«Pazienza?» disse quella voce isterica della signora cotonata e si voltò verso di me strizzando gli occhi e facendoli diventare due piccole fessure colme di risentimento.

«È tutta colpa sua!» Disse ad alta voce quell’altra signora anziana accanto al marito e puntando contemporaneamente il dito contro di me.

«Mia?» risposi io voltandomi e cercando di mantenere una freddezza e una nonchalance come se il discorso non mi appartenesse «Perché ho ritardato venti minuti?» replicai infastidita.

«Trenta per l’esattezza!» rispose a quel punto una francesina in fondo al pullman che fino a quel momento era stata zitta. Così decisi di adottare la tecnica del silenzio. Se fossi stata zitta, non raccogliendo le loro provocazioni, avrebbero finito per stancarsi di insultarmi e di sottolineare che era tutta colpa mia.

Così feci, se non che, la bambina, dopo mezz’ora dalla partenza del pullman, iniziò a piangere dicendo di voler andare a casa, di essere stanca. La madre si voltò così verso di me e mi disse «Ha visto? Adesso devo anche sentire la mia bambina che si lamenta del ritardo per colpa sua!» e voltandosi verso la bambina  aggiunse con tono consolatorio «Non ti preoccupare amore, è stata tutta colpa di quella brutta stupida ragazzina seduta in fondo!».

«Senta» intervenni allora io rispondendole senza nemmeno alzarmi dal posto «Sono veramente dispiaciuta. Non l’ho fatto di proposito, ho perso la cognizione del tempo, ma lei si dia una calmata».

Stavano tutti esagerando. Sì lo ammetto, ho mentito a cinquantadue turisti seduti in un pullman ad aspettare solo me che terminassi di comprare il pareo e i minerali, ma la situazione stava decisamente degenerando.

«La cognizione del tempo alla sua età?» sopraggiunse una voce alle mie spalle. «La vostra è una generazione di cafoni e di superficiali che non ha rispetto per niente e nessuno!» Inveì a quel punto una signora anziana.

Sembrava come se ad ogni frase che qualcuno mi rivolgesse chiunque si sentiva in diritto di aggiungerne un’altra e nessuno sembrava avere l’intenzione di sedare questa discussione.

A quel punto mi girai di scatto verso la vecchietta ossuta, scarna e con quella ridicola camicetta floreale di seta e le dissi alzando la voce «Senta, non si permetta mai più di darmi della superficiale e maleducata! Ho sbagliato. Ho chiesto scusa, non ne faccia un dramma! Non posso certo cospargermi il capo di cenere perché all’aeroporto ho comprato una Sprite e mi sono fermata più del dovuto in un negozio. Quindi per favore mantenga un certo decoro, vista la sua veneranda età!» Ecco fatto, adesso l’avevo zittita.

«Calmati Caterina, non ne vale la pena, è solo una ragazzina giovane» le ripeteva il marito sedutole accanto.

Ero completamente allucinata dalla situazione. Avevo preso un pullman in ritardo e la gente sembrava voler sfogare le loro ansie e frustrazioni su di me, come se fossi un bersaglio a colori.

In quel momento, dal fondo del pullman si levò una voce stridula di una ragazza inglese che mi disse «Shut up! Please!».

Iniziai così ad avere un po’ di paura. Il mio vicino di posto, un ragazzo giovane all’incirca ventenne, con ancora parecchi brufoli sul viso, mi disse imbarazzato e a bassa voce, quasi a non voler far notare che stava parlando col nemico pubblico, cioè me, «Ti conviene non rispondere. Lasciale perdere, sono tutti stanchi dal viaggio».

Senza voltarmi verso di lui, per non destare anche io l’attenzione degli altri risposi «Ma l’allegria delle vacanze Alpitur, dov’è finita?». Lui fece spallucce quasi a compiacermi, ma non troppo.

Per tutto il tempo del viaggio ebbi come la sensazione di dovermi preoccupare per la mia incolumità. Feci un mea culpa dentro me stessa, ma veramente non riuscivo a capacitarmi della reazione della signora cotonata, della vecchia ossuta e delle ragazzine pedanti negli ultimi posti.

Ore 01.30

Siamo finalmente giunti a destinazione: il nostro villaggio turistico a Negril.

Presi la mia borsa e scesi dal pullman, ovviamente dopo aver aspettato che tutti i passeggeri fossero scesi prima di me. Non volevo avere nessuno dietro le mie spalle mentre scendevo i quattro gradini del pullman, non mi sarei stupita se, a quel punto, qualcuna mi avesse spintonato giù.

Così, dopo aver preso le valigie dall’enorme bagagliaio sotto l’autobus, mi avviai verso la reception del villaggio per effettuare insieme agli altri il check in.

Inutile dire che nessuno mi diede una mano di aiuto con le valigie, che tra l’altro dovetti tirar fuori dal bagagliaio da sola perché il conducente si era già allontanato dopo aver preso tutti i bagagli degli altri tranne i miei. Amen.

 Ci vediamo il prossimo lunedì 

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